CHAGALL, precursore del surrealismo.

A Palazzo reale a Milano, in 220 opere la sua figurazione “anti-logica”.

Si è aperta il 17 settembre a Milano a Palazzo Reale la mostra Marc Chagall, una retrospettiva 1908-1985.

La mostra comprende 220 opere, che vanno dalle prime prove giovanili fino alle grandi opere degli anni Ottanta. E’ divisa in sezioni che ripercorrono i luoghi in cui l’artista ha vissuto: la Russia dove è nato, Parigi (1911-1914), il rientro in Russia (1914-1920), il viaggio a Berlino (1921), il ritorno in Francia con il periodo di Nizza.

Marc Chagallfoto-3 è stato un surrealista ante litteram. Quando si trasferisce dalla sua Russia a Parigi muta il suo nome Mosè in Marc. “io ho portato dalla Russia il mio mondo, Parigi vi ha versato sopra la sua luce” dirà lui stesso.

La poesia di Chagall nasce in questi anni, in opere dai colori smaglianti, in cui contadine e mucche volano nel cielo, ebrei erranti e violinisti verdi si alzano sopra i campanili, volti e corpi si capovolgono, uomini e animali si confondono.

“Ho sempre preferito una figurazione anti-logica” dirà lui stesso. Del resto le apparenti incongruità di Chagall contengono una verità profonda. I suoi volti rovesciati, le sue anatomie stravolte esprimono una corposità più esatta di quella dei canoni naturalistici. La sua non è la logica della mente, ma la logica del cuore che, appunto, ha le sue ragioni che la ragione non conosce.

Marc Chagall, una retrospettiva 1908-1985
Milano , Palazzo Reale tel.02-54911
dal 17 settembre al 1° febbraio 2015

OSKAR KOKOSCHKA , UMANISTA E RIBELLE al Kunstmuseum di Wolfsburg

Il tormento e l’estasi nei ritratti di Kokoschka al Kunstmuseum di Wolfsburg. L’arte allucinata  del Maestro austriaco in 170 tra dipinti e disegni.

Il Kunstmuseum celebra il suo ventesimo anniversario con una retrospettiva dedicata alla ritrattistica di un classico dell’arte moderna. Oskar Kokoschka (1886-1980) . Circa 55 dipinti, 115 opere su carta e numerosi documenti analizzano l’evoluzione del genio austriaco, del primo periodo viennese fino agli anni di Dresda (1916-1923) passando per l’esperienza berlinese.

“Humanist und Rebell” Umanista e ribelle così viene definito Kokoschka.
Umanista , per la sofisticata ricchezza intellettuale che alimenta un talento irrefrenabile…e ribelle per la selvaggia  energia eversiva che stravolge il gesto della sua arte febbrile e allucinata.

Nato in una casa periferica della bassa Austria nel 1886, Oskar frequenta l’Accademia di belle arti di Vienna ed è morbosamente attratto dai deliri simbolisti di Gustav Klimt e della pittura violenta di Lovis Corinth. Attivo frequentatore di circoli radicali e d’avanguardia, Kokoschka svolge un ruolo fondamentale nella nascita del movimento culturale espressionista . La sua ritrattistica matura, impregnata degli umori della psicanalisi freudiana, è tutto un fremito interiore: “Quando dipingo i miei autoritratti”, scrive,”mi interessa solo di accertare: cos’è realmente l’essere umano? L’essere umano non è mera superficie, non è solo quella parte che può essere fotografata”.

Pietà, locandina teatrale di Kokoschka, 1908

Oskar Kokoschka, Umanista e Ribelle.
Wolfsburg, Kunstmuseum

JASPER JOHNS : REGRETS. New York, Moma

Study for Regrets, 2012Jasper Johns, nella nuova serie REGRETS, al Moma di New York.

Oltre il Pop e il Minimalismo, a 84 anni compiuti Johns presenta 30 opere tra dipinti, disegni, stampe. Alla fine degli anni 50 metteva in scena la bandiera americana, i bersagli del tiro a segno e dei numeri e ora in questa nuova serie introduce  una nuova immagine , quella di Lucien Freud rielaborandola in trenta modi diversi con uno stile che non ha perso nulla dell’antica genialità.

Jasper Johns è il più costoso artista vivente; uno dei suoi quadri più famosi, False Start del 1959 è stato venduto per 80 milioni di dollari. Nel quadro appaiono impressi con lo stencil, i nomi dei colori utilizzati. Tutti sbagliati per attirare l’attenzione dello spettatore e provocarne una reazione emotiva. I dipinti di quegli anni ebbero un successo straordinario che dura da più di mezzo secolo. Fin dal 1958, l’anno della prima personale da Leo Castelli, si manteneva creando le vetrine per i negozi eleganti della Fifth avenue di New York.

Tutte le opere esposte al Moma sono state realizzate tra il 2012 e il 2013 introducendo nella sua stupefacente iconografia Lucien Freud fotografato da John Deacon.

Jasper Johns: Regrets.
New York, Moma. www.moma.org
Fino al 1° settembre 2014

Da BALDUNG a MAGRITTE…..” Solo per i tuoi occhi “….

 SOLO PER I TUOI OCCHI “…LA COLLEZIONE PRIVATA  DEI CONIUGI DREYFUS-BEST RIUNITA A BASILEA, VIENE PRESENTATA  INTERAMENTE PER LA PRIMA VOLTA AL PUBBLICO ALLA PEGGY GUGGENHEIM DI VENEZIA.

SI TRATTA DI 120 OPERE TRA DIPINTI, SCULTURE E OGGETTI, CHE SPAZIANO DAL 
MANIERISMO 
AL SURREALISMO, UN ARCO DI TEMPO DAVVERO CONSIDEREVOLE.

I PROPRIETARI, APPASSIONATI E COMPETENTI COLLEZIONISTI, HANNO PER OLTRE TRENT’ANNI CERCATO E ASSEMBLATO OPERE “VISIONARIE” CHE COMUNICASSERO TRA LORO E CHE FACESSERO EMERGERE “L’ATTUALISSIMO TEMA DELL’IMPATTO E DELLA FORZA DELL’ARTE NEI SECOLI. QUESTA COLLEZIONE HA QUINDI UN SUO FINE: STUPIRE E INCURIOSIRE.

NE ESCE UN ACCOSTAMENTO ARDITO DI ARTE  PROFANA  E RELIGIOSA, DOVE SI ALTERNANO DISEGNI DEI MAESTRI DEL RINASCIMENTO E DEL BAROCCO, OPERE DI ISPIRAZIONE ROMANTICA COME QUELLE DI FUESSLI, QUADRI SURREALISTI DI MAGRITTEDALI’. E ANCORA I TRATTI ONIRICI DI BOECKLIN, LE SCULTURE DI MAN RAY, PERSINO UN TESCHIO DISEGNATO DA ANDY WARHOL.

“Solo per i tuoi occhi.” Una collezione privata.
Dal Manierismo al Surrealismo.
Venezia – Collezione Peggy Guggenheim (tel.041-2405411)
Fino al 31 agosto


 

F R I D A K A H L O Roma Scuderie del Quirinale.

Frida KahloL’arte, la donna, gli amori e i disamori, il Messico, la vita.

Una grande mostra riporta a Roma alle Scuderie del Quirinale l’opera di Frida Kahlo.
” Spero che l’uscita sia gioiosa e di non tornare mai piu’ ” – Queste le parole di commiato di Frida Kahlo, una delle personalità più luminose del Novecento. Però come si sbagliava, non è mai andata via dalle nostre esistenze, piccola e magnetica e perfetta. Ora a 60anni dalla sua morte fisica, una mostra a Roma alle Scuderie del Quirinale rievoca l’arte e la passione.

Frida dipinge Frida. Un’autorappresentazione infinita, a figura intera o in primo piano, dove è impossibile sfuggire ai suoi occhi che non lasciano scampo nè agli uomini nè alle donne.

A Coyoacàn, è l’antico quartiere a sud di Città del Messico dove sorge Casa Azul con i muri dipinti di blu elettrico. E’ il luogo del cuore dove è nata, dove tornerà nelle intermittenze del suo matrimonio burrascoso e dove morirà. La casa Azul è oggi un museo (museo frida kahlo.org.mx).

Frida ha 22 anni quando sposa per la prima volta il 42enne Diego Rivera, il più grande artista messicano famoso dovunque per i suoi murales che raccontano la rivoluzione. Brutto ma carismatico, quattro mogli alle spalle e tre figli, la ama molto ma a modo suo e la tradisce tantissimo con le modelle, le amiche, le compagne di bevute. Lei lo perdona ogni volta, nel 39 chiede il divorzio quando lo scopre a letto con la sorella Cristina , ma poi nel 40 lo risposa e Diego le resterà vicino fino alla fine.

Frida ci teneva ai vestiti, erano parte della sua arte, aveva un suo look : cappe, scialli, guanti, corpetti di pizzo, gonne lunghissime, borsette indiane e cinese, nastri di raso per i capelli,  per lei questo agghindarsi era un segno di appartenenza a quella classe benestante messicana di origini spagnole e amerinde. E poi gioielli, collane d’ambra e turchesi, anelli precolombiani, medaglioni dello Yucatàn, orecchini d’argento. Frida non si mostrava mai in pubblico disadorna.

E’ il 17 settembre 1925 quando l’autobus dove viaggia viene travolto da un tram e per Frida è quasi la fine: la spina dorsale spezzata in tre, due costole, la gamba sinistra e la spalla fratturata. Passa mesi d’inferno all’ospedale tra trazioni e busti di gesso, ma resta attaccata alla vita con tutta la sua forza e cosi inizia a dipingere da autodidatta, la genialità nutrita da sofferenze atroci. Molti capolavori li realizza da seduta e negli ultimi anni da sdraiata. Aiutata dalla morfina, costretta all’immobilità dipinge e legge sempre impeccabilmente abbigliata, con il rossetto rosso su quelle labbra morbide mai serrate, con quelle sopracciglia unite da una linea continua,  e quelle trecce attorcigliate a rose, un trionfo di capelli da dea Azteca. Nel 1953 tra lo stupore dei presenti, si fa trasportare con tutto il letto alla vernice della sua prima e unica personale alla Galleria di Arte Contemporanea di Città del Messico.

La città di Roma  la celebra con   questa mostra  di oltre 130 dipinti e disegni, molti dei quali vengono esposti per la prima volta,  ricordando quella  Frida Kahlo che non è mai andata via , ricordandofoto-3 quel volto che è diventato quasi  una mania.

Roma Scuderie del Quirinale
Dal 20 marzo al 31 agosto 2014

 

ILEANA SONNABEND, l’ambasciatrice.

Ileana SonnabendIl Moma di New York ricostruisce,  con opere di Warhol, Kounellis, Acconci, Rauschenberg, l’apporto della grande gallerista Ileana Sonnabend (1914-2007) all’arte del XX secolo.

Una mostra omaggio che la celebra come “ambassador for the new” con una selezione di opere americane per ricostruire scoperte e scommesse della “mamma della Pop Art”.

Giovanissima convinse il suo futuro marito Leo Castelli a comprarle un Matisse come anello di fidanzamento. Forte di una famiglia ricchissima e di una capacità di intuizione portentosa ha attraversato la storia del Novecento passando da un continente all’altro , cambiando le geografie stesse dell’arte internazionale, aprendo nel 1971 la prima galleria di Soho e trascinandovi tutta la comunità intellettuale newyorkese. Una collezionista vincente che gli artisti rispettavano e temevano.

Le opere scelte per questo tributo al Moma hanno tutte transitato per le gallerie Sonnabenb di Parigi e di New York nel corso di oltre trent’anni. Tra esse le tele delle prime personali di Roy Lichtenstein, Andy Warhol, James Rosenquist e le installazioni del debutto americano di Mario Merz e Jannis Kounellis.

Ma il pezzo centrale dell’esposizione è Canyon, una “combine” di Rauschenberg del 1959 che ingloba un’aquila impagliata considerata specie protetta, da poco donata al Moma dalla famiglia Sonnabend.

Quando Ileana Sonnabend è scomparsa nel 2007, a 92 anni, aveva messo insieme una collezione personale valutata oltre 900 milioni di dollari ed ora è considerata una figura leggendaria  sia in Europa che negli Stati Uniti.

Ileana Sonnabend – Ambasciatrice del nuovo.
New York, Museum of Modern Art (tel.001212-7089400)
Fino al 21 Aprile 2014

GIACOMETTI

Giacometti l’uomo che amava le ombre.Le sue celebri sculture filiformi, surrealiste a confronto con i capolavori di Raffaello, Bernini, Canova, Caravaggio, alla Galleria Borghese a Roma.

Alberto Giacometti (1901-1966) è riuscito a rendere visibile l’essenza della realtà che si nasconde dietro l’apparenza. Un diluvio di busti, uomini che camminano, nudi femminili in piedi con le figure scarnificate. Il  vero soggetto delle sue sculture, infatti, non era la figura umana, ma l’ombra che essa proietta.

Giacometti piaceva molto ai grandi artisti e agli intellettuali dei suoi tempi. Per il filosofo Sartre le sue sculture erano una perfetta metafora visiva dell’uomo esistenzialista, come un’anima spogliata da tutti i veli sociali, spirituali e metafisici che la proteggono.
Jean Genet descrisse le sue opere come un’emozionante groviglio di curve, virgole e cerchi, mentre per Pablo Picasso una scultura di Giacometti è ciò che rimane quando la mente ha dimenticato tutti i dettagli.

Fino all’ 11 marzo 2014 quaranta sue sculture sono esposte nel lussuoso palazzo del cardinale Scipione Borghese a Roma accanto a quattro celebri marmi scolpiti da Giovan Lorenzo Bernini e al famoso nudo di Paolina Bonaparte realizzato da Antonio Canova. Infine si confronteranno anche con i capolavori del Caravaggio e dipinti di Raffaello, Antonello da Messina, Sandro Botticelli, Correggio e Tiziano.

Nel 2010 uno dei bronzi più conosciuti di Giacometti, L’homme qui marchè I (raffigurato anche sulle banconote da 100 franchi svizzeri) è diventata la scultura più costosa di tutti i tempi ed è stata aggiudicata da Sotheby’s a Londra al prezzo record di 104 milioni di dollari.

La vita come l’arte di Alberto Giacometti sono sempre state avvolte nel mito. Durante la seconda guerra mondiale si rifugiò nella sua amata Svizzera e solo nel 1945 tornò nel suo studio a Parigi. Continuò fino alla fine a ritrarre sempre le stesse persone , il fratello Diego e la sorella Ottilia, la moglie Annette e il figlio Silvio, il fotografo Eli Lotar e il professore di filosofia Isaku Yanaihara. Perchè, diceva, “l’arte mi interessa davvero molto, ma la verità mi appassiona infinitamente di più “.

Giacometti – La scultura. Roma,
Galleria Borghese – tel. 06-32810
Fino all 11 marzo 2014